Monday, July 30, 2018

Perché il ‘Bubu settete!’ funziona e come usarlo con i tuoi clienti

bubu settete e l'effetto sorpresa

La scorsa settimana guardavo su Youtube dei video di neonati sghignazzanti per iniettarmi la dose giornaliera di serotonina e riflettevo sul seguente interrogativo:

“Com’è possibile che le mamme riescano a far ridere il proprio bebè con il Bubu settete, anche svariate volte di seguito senza che il bambino si abitui?”

Ho deciso quindi di approfondire fino a scoprire uno studio portato avanti dallo psicologo svizzero Jean Piaget che parla del Principio di Permanenza.

Detta in soldoni, tale principio dice che un oggetto, anche se nascosto, continua ad esistere. Almeno per noi adulti…

Per i grandi il fatto che mamma, papà e nonno si nascondano dietro un divano davanti i nostri occhi per poi uscire fuori, non rappresenta niente di strano e ci lascia pressoché indifferenti; forse consiglieremmo un bel TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) a tutti e tre, ma sorvoliamo la medicina per un attimo e torniamo ai nostri bebè.

Al contrario dei grandi, i maldestri nanetti passano i primi anni della loro vita a capire e studiare proprio questo principio di permanenza; ai loro ‘occhi’ infatti la persona scompare letteralmente per poi riapparire inaspettatamente.

Lo studio di Piaget è stato poi preso ed approfondito dai due ricercatori Gerrod Parrott e Henry Gleitman che sperimentarono il ‘Bubu settete’ con un gruppo di bambini di svariate età tra i 6 e gli 8 mesi.

Risultato? Quelli di 8 mesi pur se sorpresi, ridevano sempre meno a tali scherzetti e questo perché i bambini più maturi riuscivano a prevedere ciò che sarebbe successo da lì a poco trovando il gioco sempre meno divertente.

Ed ecco il domandone: “Ma che c’entra il bubu settete per bambini con il marketing?”

Lo PsicoMarketing e l’effetto sorpresa

C’entra e come, in quanto il ‘Bubu settete’ non è nient’altro che il famigerato effetto sorpresa!

Con gli adulti è molto più difficile ma grazie all’effetto sorpresa siamo in grado di tenere alta l’attenzione del pubblico che ci segue.

Essendo i ‘grandi’ in grado di prevedere facilmente dove li sta portando un determinato discorso, un film o anche una pubblicità, hanno una capacità di attenzione molto bassa per cui tendono ad ignorare il messaggio nella sua interezza.

Un film riuscito, una persona che ti ha scioccato positivamente, sono tutte esperienze che hanno rapito la tua attenzione in quanto sono state in grado di non farti capire fino alla fine cosa sarebbe accaduto.

Io personalmente nei video per questo blog di psicomarketing o anche nei testi cerco di inserire l’effetto sorpresa durante tutto il cammino dell’utente così da tenerlo focalizzato su ciò che gli sto presentando.

Facciamo un test io te adesso…

Ti chiedo di guardare il seguente video cercando di capire di cosa si tratta. Mi raccomando però non continuare a leggere prima di averlo visto. Promesso?

Questo video è stato usato dalla mia clinica a Manchester, Inghilterra per promuovere il made in Italy nella chirurgia plastica ed è stato utilizzato sia in inglese che in italiano con un successo enorme in quanto completamente differente da tutti gli ‘advert’ basati su modelle tettone stile Baywatch.

Pensa che la percentuale di persone che ha visto il video dall’inizio alla fine fu il 91%!

Avresti mai pensato che la chirurgia estetica fosse il tema del video?

Bubu settete! 😀

Ora dimmi, qual è il tuo effetto sorpresa ed in che modo pensi si possa utilizzare con un pubblico adulto?

il-bubu-settete-nel-marketing è stato pubblicato su Espresso Triplo.

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I tuoi problemi sono muri insormontabili? Fai come i parkour!

 

come-risolvere-i-problemi

Cosa è un problema?
Cercando sul vocabolario una definizione si trova questa: difficoltà, preoccupazione, ostacolo.

Ci sono persone che sembrano avere tutti i problemi di questo mondo ed altre che sembrano non averne nemmeno uno.

Come mai? Fortuna?

Ciò che rende un problema degno di essere chiamato tale siamo noi stessi. Più gli diamo ‘corda’, più il problema diventa importante.

Quelle persone che apparentemente sembrano essere libere da ogni preoccupazione in realtà stanno combattendo anche loro una battaglia come noi, tuttavia la differenza tra noi e loro è l’atteggiamento con cui ci poniamo difronte all’avversità.

É ora di imparare a saltare

come-risolvere-i-problemiGli ostacoli che noi vediamo sulla nostra strada molto spesso sembrano muri invalicabili; ci sono però persone come i parkour (quelli che vanno in giro per la città saltando da una parete all’altra) che vedono nello stesso muro una sfida, un qualcosa di emozionante al quale dedicarsi.

Non si chiedono se ce la faranno a superare quel muro o cosa ci sia dietro: agiscono e basta. Magari cadono ma poi si rialzano.
Tra l’essere spettatore e l’essere giocatore, loro hanno deciso di scendere in campo e di provarci piuttosto che puntare il dito dagli spalti e dire: “dovevi fare così!”.

Un’azione seppur imperfetta è molto meglio di rimanere perfettamente immobili.

Ti ricordi di quella volta che hai ottenuto ciò che volevi perché lo desideravi così tanto da far di tutto pur di possederlo?
Qualcosa di così importante per te che hai scavalcato muri senza domandarti se saresti caduto?

Ricorda la vibrazione dentro di te prima di iniziare quell’avventura. Forse c’era un po’ di incoscienza ma quando poi hai raggiunto il tuo obiettivo e ti sei guardato indietro hai detto: “non so nemmeno io come ho fatto!”

In quel momento non ti sei posto il problema se fosse un ostacolo: hai agito e basta.

Ecco, adesso cerca di rivivere per un momento quelle emozioni, rendile il più chiare possibile nella tua mente così da poter attingere a loro ogni volta che vedrai un muro davanti a te.

Ti renderai conto di come i problemi siano soggettivi e quelli che sono problemi per una persona potrebbero non esserlo per altre.

Quando un problema sembra insormontabile, dividilo in problemi più piccoli, ancora ed ancora fino a quando saranno più facili da gestire.

Quando qualcosa sembra impossibile da risolvere, fermati un attimo: pensa alla cosa peggiore che possa capitare in caso vada male. Pensa che quella cosa sia accaduta veramente.

Ora chiediti: “cosa posso fare per migliorare la situazione?”

Parti da qui ed incomincia a risolverla. Noterai che il tuo problema perderà il proprio nome diventando un semplice evento.

Ecco, dovremmo abituarci a chiamarli eventi; ci aiuterebbe a viverli meglio.

P.S

Se conosci qualcuno che sta perdendo tutti i capelli ogni volta che ha un problema, condividi questo articolo con lui. Magari gli sarà di aiuto! 🙂

E tu come superi i problemi? Se hai qualche suggerimento fammi sapere lasciando un commento.

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Thursday, June 28, 2018

Julie Saltsman

I am Julie Saltsman.I'm a Columnist in the Great American Music at Hanover,PA
https://juliesaltsman.blogspot.com/